I COSTAIOLI

Nella pagina della pittura napoletana del Secondo Ottocento trova posto la compagine dei pittori maioresi. È una compagine atipica rispetto al cliché del tempo, si tratta di ben quattro generazioni di artisti, unicamente pittori, che, dalla metà del secolo XIX fino agli anni cinquanta del secolo ventesimo, tratteggiano una delle esperienze più singolari.

Sono personalità diverse tra loro la cui attività creativa s’intreccia con storie di viaggi e di emigrazione: dal celebre soggiorno parigino di Scoppetta a quelli più lunghi e sofferti di Ferrigno in Brasile e di Paolillo e Albino in Argentina, fino al definitivo trasferimento di Antonio Rocco a San Paolo del Brasile.

 

All’idea di un luogo specifico, antropologicamente carico di una cultura dell’ "immagine", va collegata la definizione di pittori di Maiori: essa trae, sembra scontato, dalla coincidenza che la maggior parte di questi artisti sono nativi di Maiori: Gaetano Capone (1845 - 1924), Raffaele d’Amato (1857 - 1921), Antonio Ferrigno (1863 - Salerno 1940), Angelo Della Mura (1867 - 1922), Luigi Paolillo (1864 - Vietri sul Mare 1934), Luca Albino (1884 - 1952), Manfredi Nicoletti (1891 - Cetara 1978) e poi Gaetano Cimino  (1884 -1957), Gaetano Conforti (1891 - 1971).

Non lo sono Pietro Scoppetta (Amalfi 1863 – Napoli 1920), Antonio Rocco (Amalfi 1880 - San Paolo del Brasile 1943), Ignazio Lucibello (Amalfi 1904 - Roma 1970) e Paolo Caruso (Ravello 1908 - 1991).

 

La loro pittura si rivolge al paesaggio e allo studio della figura posta nella scena quotidiana, innanzitutto nel racconto popolare, propria dei lavori di Capone.

Il paesaggio assume un valore di soggetto inconsciamente iterato. È  la raffigurazione di uno spazio en plein air, invaso da un fluido luminoso, intensamente solare. È una cifra, questa, che connota una condizione culturale, un modo per ancorare il presente al valore di una cultura della visione radicata nella vita, nell’economia quotidiana, nella tradizione.

Lontani per formazione e per generazioni si pongono le esperienze di Mario Carotenuto (Tramonti 1922) e Bartolo Savo (Atrani 1932) che hanno donato al Museo di Cetara due dipinti, significative testimonianze degli anni di amicizia con Nicoletti.

 

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